giovedì 6 gennaio 2011
DERUBANO PURE GARIBALDI
DERUBANO PURE GARIBALDI - Gli appalti per i 150 anni dell’Unità d’Italia: 500
milioni sperperati in opere inutili, escort, auto blu e tangenti. Intanto gli eroi del Risorgimento sono ancora ingabbiati fra plastica e ponteggi.
Articolo de "Il Fatto quotidiano" del 6 Gennaio 2011.
DERUBANO PURE GARIBALDI.
di Lillo Marco.
Gli appalti per i 150 anni dell'Unità d'Italia: 500 milioni sperperati in opere inutili, escort, auto blu e tangenti.
Intanto gli eroi del Risorgimento sono ancora ingabbiati fra plastica e ponteggi Lino i 2 - 3 Sprechi e ritardi peril 150 dell'Unità d'Italia.
Bassi: niente da, festeggiare Mezzo miliardo di euro per opere che nulla hanno a che fare col Risorgimento e campo aperto alle cricche Mentre il monumento di Garibaldi è ancora coperto dalle buste di plastica di Marco Lillo Daia di consegna lavori: 16 marzo 2011.
Il cartello af fisso sul ponteggio che Imprigiona il monumento equestre ad Anita Garibaldi sul colle Gianicolo è l'ennesima of fesa del governo Berlusconi alla memoria di chi nel 1861 fece l'Italia e purtroppo oggi si trova ad essere celebrato da quel che resta degli italiani.
Ieri Umberto Bossi ha chiarito cosa pensa delle celebrazioni del 150esimo: "Non c'è niente da festeggiare", ha detto il ministro delle riforme, "l'Italia è divisa in due.
Chi sente che è una cosa positiva la festeggia, gli altri no".
Per vedere l'altra metà bisogna salire sul colle che vide nascere e morire la Repubblica romana. Il 150esimo è arrivato all'improvviso sul Granicolo e l'Italia di Bossi e Berlusconi si è presentata all'appuntamento con la storia con ritardo e sciatteria . II 9 febbraio il parco del Gianicolo. secondo il oroaramma delle celebrazioni tuttora pubblicato sul sito di Palazzo Chigi, doveva essere inaugurato in pompa magna. Quelgiorno fu proclamata nel 1849 la Reputi Mica romana.
E INVECE dopo avere sperperato mezzo miliardo di euro in opere che poco o nulla hanno a che fare con il Risorgimento sotto la guida di funzionari integerrimi come Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro della Giovampaola, il governo Berlusconi si è ricordato all'ultimo momento che c'era un signore di nome Giuseppe Garibaldi, affiancato da una compagna di nome Anita, e da un gruppo di commilitoni, detti i mille, che più di 150 anni fa da queste parti avevano lottato e talvolta erano morti perla Patria.
Incredibile a dirsi i cantieri dei re stauri dei monumenti equestri dedicati all'eroe dei due mondi e ad Anita e gli 83 busti dei garibaldini, sono stati aperti il 3 dicembre scorso. Ovviamente l'inaugurazione del 9 febbraio salterà e la data della consegna lavori, co me dice il cartello scritto a penna, è slittata al 16 marzo, 24 ore prima della festa che vedrà al suo centro proprio il parco del Granicolo. Il capo della Struttura di missione per le celebrazioni di Italia 150, Giancarlo Bravi, ne fa una questione filosofica: Non è un ritardo ma una scelta. Volevamo far coincidere la consegna dei lavori con l'inaugurazione".
I restauratori all'opera sono meno entusiasti dell'appalto espresso: se avessimo avuto la possibilità di lavorare con più calma sarebbe stato meglio", spiega il titolare di una delle imprese che preferisce restare anonimo, "purtroppo l'incarico è arrivato all'ultimo momento. Per far prima la Presidenza del Consiglio ha creato tre appalti per tre società diverse. Consegneremo nell'ultimo giorno utile". I fondi per il programma di restaurazione dei "luoghi della memoria" come statue, ossari e luo *** ghi di eventi chiave del Risorgimento, sono arrivati solo alla fine del 2010. Molto dopo la realizzazione delle grandi opere che nulla hanno a che fare con i garibaldini ma che interessavano ai politici di destra e sinistra. Se oggi un turista arrivasse in Italia pervedercome il nostro Paese celebra gli eroi che lo crearono resterebbe basito. Mentre le toni-be dei garibaldini sono abbandonate nell'incuria e il monumento al condottiero in piazza Garibaldi a Napoli è ricoperto dalle scritte e circondato dall'immondizia, è stata realizzata ad Imperia con i soldi delle celebrazioni la pista ciclabile da 12 milioni di euro cara a Claudio Scajola. Per dare una patina di patriottismo alle pedalate dell'ex ministro nel suo feudo gli uomini della presidenza hanno rintracciato un passaggio da queste parti del genovese Mazzini. Mentre per giustificare la spesa di 31 milioni di curo per l'auditorium da 700 posti a Isernia (22 mila abitanti) sono tornati utili i fantasmi di sette garibaldini, uccisi in Molise. Molte opere non saranno terminate in tempo. Il capo della strut- II parco del Gianicolo a Roma con i busti degli eroi dei Mille è un cantiere selvaggio tura di missione Giancarlo Bravi sta lavorando bene ma deve scontrarsi con la programmazione insensata del Governo Prodi e con l'attuazione sprecona e - secondo i pm - corrotta dei funzionari nell'era Berlusconi. II bilancio è desolante: il progetto faraonico del palazzo del cinema di Venezia, caro a Massimo Cacciari, non sarà realizzato e l'amianto trovato nell'area imporrà una bonifica aggiuntiva di 10 milioni di curo. Forse l'auditorium di Firenze da 236 milioni, dal quale parte l'inchiesta sulla cricca, dovrebbe essere inaugurato a dicembre con un concerto. Ma il maestro Zubin Media si esibirà in uno stralcio' dell'opera (da 156 milioni) senza la mirabolante macchina scenica che arriverà dopo il 150esimo. Anche I 'auditorium di Isernia, caro all'ex ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro, non sarà terminato. Per far contento il sindaco la struttura guidata da Bravi consegnerà uno stralcio e forse si potrà tenere la messa inscena del Nabucco a dicembre.
Poi il cantiere riaprirà, se arriveranno altri dieci milioni di curo dopo i 31 milioni già spesi. Stavolta i soldi e il tempo non sono scuse valide.
La struttura di missione della presidenza del Consiglio è stata creata nel 2007. Per accelerare le procedure e saltare i controlli il governo Prodi concesse la corsia preferenziale dei grandi eventi, usata dai funzionari amici di Diego Anemone per farei propri affari personali. Il gruppo Anemone ha vinto l'appalto dell'allargamento dell'aeroporto di Perugia.
Una delle ragioni per le quali il primo capo della struttura di missione di Italia 150Angelo Balducci è stato arrestato è proprio la messa a disposizione da parte del consorzio ddl' aeroporto (composto andhe dalla società Redim 2002 della moglie di Diego Anemone) di un'automobile Bmw ANCHE gli avvocati Edgardo Azzopardi e Camillo Toro, rispettivamente amico e figlio del procuratore Achille Toro, coinvolto con loro nella fuga di notizie che indusse la Procura di Firenze ad accelerare gli arresti, hanno ricevuto consulenze dalle imprese esecutrici dei cantieri di Italia 150.
Mauro della Giovampaola, die prese il posto di Angelo Balducci al vertice della struttura di missione, quando arrivò a Venezia perla posa della prima pietra del palazzo del cinema, si vide recapitare in stanza al Gritti una escort dal solito Anemone.
E lo stesso destino toccò in sorte a Fabio De Santis, commissario perla realizzazione dell'auditorium di Firenze.
Non ci vuole molto a capire perché le opere faraoniche sono state privilegiate. Il povero Garibaldi e le restauratrici che stanno lavorando al freddo di gennaio per chiudere i lavori in tempo, non avevano escort da offrire.
Così l'eroe dei due mondi si ritrova allo scoccare del 150esimo ingabbiato e persino imbustato come una merendina. Mentre i Garibaldini sono stati incappucciati con buste dell'immondizia.
Se fosse ancora in carne e ossa e non inchiodato alla sua sella di bronzo, l'eroe dei due mondi scenderebbe dal cavallo e correrebbe dalla sua Anita per inveire contro il secondo tradimento dei suoi connazionali. Ancora una volta sul Gianicolo. Nel 1849 proprio per la delusione patita dai romani che lo lasciarono solo a combattere scrisse alla bella creola che aveva lasciato il marito nel Rio Grande per seguirlo scusandosi del carattere dei connazionali.
A vedere le zampe del cavallo di Anita corrosedall'incuria e sostenute dai tubi Innocenti, Garibaldi scriverebbe di nuovo "tu donna forte e generosa con die disprezzo guarderai questa ermafrodita generazione di italiani: questi miei paesani ch'io ho cercato di nobilitare tante volte e che sì poco lo meritavano'.
domenica 12 dicembre 2010
Una bella provocazione
DAL BLOG DI BEPPE GRILLO DEL 9 DICEMBRE 2010
Nello sfascio generale politico ed economico è scomparso dall'agenda il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia del 2011.
Nessuno ne parla più, sembra un evento dello scorso anno, una rivista vecchia dimenticata dal barbiere.
La ricorrenza non è ancora stata celebrata, eppure sembra già trapassata. Può essere che le Istituzioni si vergognino e sperino che la nascita dello Stato unitario passi in silenzio, scivoli via dal calendario.
Gli italiani del resto se pensano alle Istituzioni hanno un conato di vomito e una voglia irrefrenabile di emigrare. Vederle identificate con l'Italia è una provocazione, un'istigazione alla secessione.
Il 2011 è invece un'opportunità, un'occasione unica per fare la Storia d'Italia, non quella del trio Cavour-Garibaldi-Vittorio Emanuele II con la ruota di scorta di Mazzini e dei plebisciti fasulli che legittimavano i Savoia, ma la Storia degli eccidi nel Sud, delle occupazioni nel Nord, dei cannoni dei regnanti contro i contadini inermi che protestavano per la tassa sul macinato, delle emigrazioni forzate di milioni di veneti e di meridionali per le Americhe, unica possibilità rimasta per non morire di fame.
Il 2011 può essere dedicato alla Storia dell'annessione dei popoli italici da parte dei Savoia, della predazione delle casse degli Stati occupati, dal Regno dei Borbone allo Stato Pontificio.
Capitali necessari al Regno di Sardegna, notoriamente con le pezze al culo, per non dichiarare bancarotta, alle centinaia di migliaia di patrioti chiamati "briganti" fucilati da Cialdini con le loro teste mozzate fotografate ed esibite sui giornali dell'epoca. Persino l'Unione Sovietica ai tempi di Krusciov è riuscita a mettere in discussione le menzogne dello stalinismo, in Italia ci si culla ancora nell'idea del Risorgimento e del grido di dolore accolto da Vittorio Emanuele II. Le mafie sono un frutto dell'occupazione del Sud, prima erano un fenomeno fisiologico, con i Savoia sono diventate uno strumento di gestione del potere. Garibaldi disse "Qui si fa l'Italia o si muore", per fare veramente l'Italia bisogna ripartire dalle sue radici e quindi "Qui si disfa l'Italia o si muore".
Le piazze d'Italia sono piene di lapidi celebrative delle tre guerre d'indipendenza, di quelle mondiali, alcune anche di quelle coloniali e di quella civile del 1945/46.
Da 150 anni siamo in guerra, anche con noi stessi, per affermare un'identità che non abbiamo. Siamo come l'isola che non c'è di Peter Pan: "E a pensarci, che pazzia/è una favola, è solo fantasia/e chi è saggio, chi è maturo lo sa/ non può esistere nella realtà!", uno Stato che non c'è, visto come greppia o tenuto a distanza con diffidenza.
Un'espressione geografica che ospita le tre più potenti organizzazioni criminali del pianeta, indifferente a quarant'anni di stragi in cui lo Stato era complice o assente, con centinaia di morti tra giudici, giornalisti, politici, amministratori pubblici.
Un luogo che sta cadendo a pezzi in cui molte Regioni non vedono l'ora di un liberatorio "Sciogliete le fila" e ritornare ad essere Repubblica di Venezia con i suoi mille anni di Storia, la Repubblica di Genova, lo Stato delle Due Sicilie, Stato legittimo invaso con le armi, o annessi alla Francia da parte della Valle d'Aosta o all'Austria del Sud Tirolo.
Non sono ipotesi, ma la cruda realtà. E' necessario rivedere il nostro passato e dimenticare il "glorioso" Risorgimento per rimanere insieme in una federazione di Stati, simili a quelli pre unitari, ognuno con la sua Storia e la sua autonomia.
____________________
La riflessione di Grillo “Stati Uniti d’Italia” merita un approfondimento.
Vero che l'Unità d’Italia la volevano una ristretta cerchia di intellettuali, la monarchia illuminata.
Alla stragrande maggioranza della popolazione il problema era sconosciuto.
I braccianti e contadini meridionali manco sapevano cosa fosse l'Italia. Trovo sconcertante riproporre la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, lo Stato delle Due Sicilie, dimenticando il vero e più autentico e grande risultato del Risorgimento: La presa di Roma nel 1870, nota anche come Breccia di Porta Pia, che decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi.
Forse Grillo lo ha dimenticato?
Nello sfascio generale politico ed economico è scomparso dall'agenda il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia del 2011.
Nessuno ne parla più, sembra un evento dello scorso anno, una rivista vecchia dimenticata dal barbiere.
La ricorrenza non è ancora stata celebrata, eppure sembra già trapassata. Può essere che le Istituzioni si vergognino e sperino che la nascita dello Stato unitario passi in silenzio, scivoli via dal calendario.
Gli italiani del resto se pensano alle Istituzioni hanno un conato di vomito e una voglia irrefrenabile di emigrare. Vederle identificate con l'Italia è una provocazione, un'istigazione alla secessione.
Il 2011 è invece un'opportunità, un'occasione unica per fare la Storia d'Italia, non quella del trio Cavour-Garibaldi-Vittorio Emanuele II con la ruota di scorta di Mazzini e dei plebisciti fasulli che legittimavano i Savoia, ma la Storia degli eccidi nel Sud, delle occupazioni nel Nord, dei cannoni dei regnanti contro i contadini inermi che protestavano per la tassa sul macinato, delle emigrazioni forzate di milioni di veneti e di meridionali per le Americhe, unica possibilità rimasta per non morire di fame.
Il 2011 può essere dedicato alla Storia dell'annessione dei popoli italici da parte dei Savoia, della predazione delle casse degli Stati occupati, dal Regno dei Borbone allo Stato Pontificio.
Capitali necessari al Regno di Sardegna, notoriamente con le pezze al culo, per non dichiarare bancarotta, alle centinaia di migliaia di patrioti chiamati "briganti" fucilati da Cialdini con le loro teste mozzate fotografate ed esibite sui giornali dell'epoca. Persino l'Unione Sovietica ai tempi di Krusciov è riuscita a mettere in discussione le menzogne dello stalinismo, in Italia ci si culla ancora nell'idea del Risorgimento e del grido di dolore accolto da Vittorio Emanuele II. Le mafie sono un frutto dell'occupazione del Sud, prima erano un fenomeno fisiologico, con i Savoia sono diventate uno strumento di gestione del potere. Garibaldi disse "Qui si fa l'Italia o si muore", per fare veramente l'Italia bisogna ripartire dalle sue radici e quindi "Qui si disfa l'Italia o si muore".
Le piazze d'Italia sono piene di lapidi celebrative delle tre guerre d'indipendenza, di quelle mondiali, alcune anche di quelle coloniali e di quella civile del 1945/46.
Da 150 anni siamo in guerra, anche con noi stessi, per affermare un'identità che non abbiamo. Siamo come l'isola che non c'è di Peter Pan: "E a pensarci, che pazzia/è una favola, è solo fantasia/e chi è saggio, chi è maturo lo sa/ non può esistere nella realtà!", uno Stato che non c'è, visto come greppia o tenuto a distanza con diffidenza.
Un'espressione geografica che ospita le tre più potenti organizzazioni criminali del pianeta, indifferente a quarant'anni di stragi in cui lo Stato era complice o assente, con centinaia di morti tra giudici, giornalisti, politici, amministratori pubblici.
Un luogo che sta cadendo a pezzi in cui molte Regioni non vedono l'ora di un liberatorio "Sciogliete le fila" e ritornare ad essere Repubblica di Venezia con i suoi mille anni di Storia, la Repubblica di Genova, lo Stato delle Due Sicilie, Stato legittimo invaso con le armi, o annessi alla Francia da parte della Valle d'Aosta o all'Austria del Sud Tirolo.
Non sono ipotesi, ma la cruda realtà. E' necessario rivedere il nostro passato e dimenticare il "glorioso" Risorgimento per rimanere insieme in una federazione di Stati, simili a quelli pre unitari, ognuno con la sua Storia e la sua autonomia.
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La riflessione di Grillo “Stati Uniti d’Italia” merita un approfondimento.
Vero che l'Unità d’Italia la volevano una ristretta cerchia di intellettuali, la monarchia illuminata.
Alla stragrande maggioranza della popolazione il problema era sconosciuto.
I braccianti e contadini meridionali manco sapevano cosa fosse l'Italia. Trovo sconcertante riproporre la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Genova, lo Stato delle Due Sicilie, dimenticando il vero e più autentico e grande risultato del Risorgimento: La presa di Roma nel 1870, nota anche come Breccia di Porta Pia, che decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi.
Forse Grillo lo ha dimenticato?
lunedì 20 settembre 2010
Laicità e breccia di Porta Pia dimenticate, rimosse dalla cultura e dai programmi…


"L'Italia si è desta, svegliate Roma!".
Era il 20 settembre del 1870
quando i bersaglieri - urlando questa frase - entrarono a Roma grazie a
una breccia di 30 metri, occupando la città che fu poi annessa al Regno
d'Italia.
Quel giorno decretò la fine dell'immenso Stato pontificio e del
potere temporale dei Papi.
Ricordare quel giorno, quel tempo, quei martiri sacrificatisi per la Libertà dalla schiavitù della clericocrazia significa capire la concezione moderna di Stato su una visione medioevale di Stato clericale.
Oggi a distanza di 137 anni i politici italiani hanno dimenticato la
lezione di Cavour ( la separazione fra Stato e chiesa, laicità ), hanno
dimenticato cosa significa uno Stato indipendente dalla Chiesa.....
domenica 28 marzo 2010
NOI ITALIANI SENZA MEMORIA
Un' immagine a brandelli e di fatto inesistente: dal momento che ormai inesistente sembra essere qualsiasi idea dell' Italia stessa.
Leggere per credere. Tutto inizia nel 2007, quando per l' appunto si deve decidere che cosa fare per le celebrazioni del
Da noi invece no.
Da noi il governo Prodi decide che il modo migliore di celebrare l' Unità d' Italia sia quello che lo Stato finanzi, insieme agli enti locali, undici opere pubbliche in altrettante città della Penisola.
Opere pubbliche di ogni tipo, così come viene, senza alcun nesso con il tema dell' unità: da un nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi al Lido di Venezia, al completamento dell' aeroporto a Perugia, dalla realizzazione di un Parco costiero del Ponente ligure ad Imperia, a un Auditorium con relativa delocalizzazione del campo di calcio a Isernia, a un Parco della Musica e della Cultura a Firenze, e così via nel mare magnum dei bisogni effettivi o magari della megalomania dei mille luoghi del Bel Paese.
Solo Torino e il Piemonte, non dimentichi della loro storia, mettono a punto in modo autonomo un programma di celebrazioni inerenti realmente all' evento storico di cui si tratta.
Ma, ripeto, in modo autonomo e come iniziativa locale, anche se con lodevole e forte apertura alla storia nazionale.
Così come solo il Ministero dell' Istruzione trova il modo di celebrare l' anniversario varando un progetto di portale didattico on line sul Risorgimento. Dopo pochi mesi, comunque, nel febbraio del 2008, al «programma infrastrutturale» iniziale degli undici progetti ora detti il governo Prodi aggiunge altri quattordici «interventi infrastrutturali di completamento».
Di nuovo c' è di tutto: restauri di questo o quell' edificio (il teatro D' Annunzio a Pescara, Palazzo D' Accursio a Bologna,
Ma messe così le cose, pure ai ministri di Prodi esse devono essere sembrate un pò troppo grigie e anonime. Alla retorica nazionale non si poteva negare qualche lustrino, qualche «nome» da esibire.
Detto fatto, ecco allora istituito un pomposo Comitato dei Garanti. Cioè tre-quattro decine di persone, presunte incarnazioni di altrettante «personalità», alla cui presidenza viene chiamato il Presidente emerito Ciampi.
Ma alle quali, naturalmente nessuno, in tutto questo tempo, si cura di indicare con un minimo di precisione che cosa mai debbano «monitorare» e «verificare», in sostanza che cosa diavolo ci stiano a fare, a che cosa servano. Sono «garanti», tant' è: non gli basta un simile onore? E infatti non risulta che riescano a dire una parola su nulla. Tuttavia, per quanto sembri incredibile, non siamo ancora alla fine.
Ulteriori proposte di «interventi infrastrutturali» incalzano, infatti, e anche questi progetti ottengono il loro bravo cofinanziamento statale: sempre in nome, naturalmente, del 150° anniversario dell' Unità.
Questa volta però nelle funzioni di «grande elemosiniere» invece del governo Prodi c' è il governo Berlusconi.
Ecco dunque il Comune di Roma che con 40 milioni promette di sistemare a nuovo il Palazzo degli esami di via Induno; Latina, che riceve 3 milioni di euro per la riconversione dell' ex Caserma dell' 82° fanteria da adibire a campus universitario; il comune di Moasca (Asti), che si accontenta di 500 mila per il completamento del restauro del suo castello; Catania, che con 150 mila euro vuole rendere accessibile l' Orto botanico ai «non vedenti e ipovedenti»; Magenta, che si prende i suoi 22 milioncini per collegare con piste ciclabili «le vie della battaglia di Magenta»,così via molti altri.
Ma oltre a fare anche lui, sebbene in tono minore data la crisi economica, la sua distribuzione di soldi in tutto e per tutto analoga a quella realizzata dal governo di sinistra, il governo di destra compie un altro atto memorabile.
Ai membri del Comitato dei Garanti designati dal suo predecessore ne aggiunge altri sette-otto: ma anche questi - essendo uno dei prescelti posso dirlo con cognizione di causa - finora non riescono a servire a nulla (anche se almeno non costano nulla).
E di sicuro le cose continueranno così anche se oltre tre mesi fa il presidente Ciampi ha scritto al ministro Bondi per sollecitarlo a elaborare finalmente un «programma di iniziative da attuare per la ricorrenza». Ma con quanto tempo a disposizione oramai? E con quali finanziamenti, dal momento che ne sono già stati impiegati tanti per tutte le cose fin qui dette?
La conclusione, al momento attuale, è che per ricordare la propria nascita lo Stato italiano nel 2011 non farà nulla: nulla di pensato appositamente, voglio dire, con un rapporto diretto rispetto all' evento. Si limiterà a qualche discorso .
Il punto drammatico sta nella premessa di tutto ciò.
Nel fatto evidente che la classe politica sia di destra sia di sinistra, messa di fronte a uno snodo decisivo della storia d' Italia e della sua identità, messa di fronte alla necessità di immaginare un modo per ricordarne il senso e il valore - e dunque dovendosi fare un' idea dell' uno e dell' altro, nonché di assumersi la responsabilità di proporre tale idea al mondo, e quindi ancora di riconoscersi in essa - non sa letteralmente che cosa dire, che partito prendere, che idea pensare.
E non sa farlo, per una ragione altrettanto evidente: perché in realtà essa per prima non sa che cosa significhi, che cosa possa significare, oggi l' Italia, e l' essere italiani.
Quella classe politica fa di conseguenza la sola cosa che sa fare e che la società italiana in fondo le chiede: distribuire dei soldi.
A pioggia, senza alcun criterio ideale o pratico, in modo da soddisfare le esigenze effettive, i sogni, le ubbie, dei mille localismi, dei mille luoghi e interessi particolari in cui ormai sempre più consiste il Paese. Cioè consistiamo noi.
«A te un campus, a te una circonvallazione, a te un palazzo per qualche cosa»: l' unico scopo che ci tiene insieme sembra essere oramai quello di spartirci il bilancio dello Stato, di dividerci una spoglia.
M' immagino come se la deve ridere tra sé e sé il vecchio principe di Metternich, osservando lo spettacolo: non l' aveva sempre detto, lui, che l' Italia non è altro che un' espressione geografica?
Ernesto Galli Della Loggia.
(20 luglio 2009) - Corriere della Sera
150 anniversario dell'Unità d'Italia... non fiori ma opere di bene...





Tra il 1931 e il 1937 venne realizzato l’imponente rimaneggiamento e rifacimento di via Roma, (situata tra le Piazze Castello e S.Carlo) l’antica Via Nuova realizzata tra il Cinquecento e il Seicento quale asse portante della città Barocca in formazione negli stessi anni.
Il progetto , che seguiva uno stile fascista nazionale, affondava le sue radici nei temi della romanità e classicità, facendosi scempio di tutto lo splendido equilibrio armonico e architettonico del Barocco presente, in cui venivano utilizzati materiali del tutto diversi.
Furono tagliate le colonne originali dove poggiavano gli archi e sostituite con marmo nero.
Nello stesso periodo, le ragioni del regime imposero la costruzione della torre littoria cittadina, ovvero il “grattacielo” , che si contrapponesse all’immagine barocca di piazza del Castello, segno inequivocabile all’interno della città stessa.
La torre suscitava in quel periodo un grande entusiasmo; essa diventava un nuovo simbolo della Torino moderna e fascista, in contrapposizione alla Mole Antonelliana, “specchio del modernismo del basso ottocento” .
Dopo questi brevi cenni storico-architettonici , sono qui a proporre umilmente di investire parte delle risorse per celebrare il 150° dell’unità nazionale nella maniera migliore impiegandole per riportare alle origini Sabaude i portici tra Piazza Castello e Piazza S. Carlo.
Inutile far notare che i finanziamenti destinati per l’evento a livello Nazionale sono quasi di 3 miliardi e mezzo…..
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